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Nadia De Munari

…aiutiamoci ad essere felici,
in un mondo dove pochi lo sono…

Nadia era partita nel 1990 per l’Ecuador, nelle spedizioni dell’Operazione Mato Grosso in America Latina. Poi in Perù, dal 1995. È rimasta per oltre 20 anni sulla Sierra, a 3.400 metri di quota nel villaggio di Chiambara, diocesi di Huari, dove faceva la maestra d’asilo e la formatrice di altre maestre d’asilo (scuola magistrale).
Poi padre Ugo, accogliendo un grido di aiuto del vescovo Bambaren, decise di aprire a Chimbote le scuole (oggi sei asili e una scuola elementare) per bambini molto poveri che scendevano in massa dalle montagne. Sulla costa le chiamano “invasioni”. Nessuno ci voleva andare, solo lei. Ci voleva un responsabile, e nessuno si fece avanti. Finchè Nadia nel 2016 disse a padre Ugo: «Se vuoi, vado io».
«Vado io» fu anche l’ultima frase pronunciata da padre Daniele Badiali.
È morta a Lima il 24.04.2021, tre giorni dopo aver subito un’aggressione in casa.
Il vescovo Ivo Baldi, della diocesi di Huari, nell’omelia al funerale di Chimbote ha detto: “Nadia è il terzo sigillo [dopo Giulio e padre Daniele], un sigillo che fa parte di un cammino di martirio, di testimonianza”.
Il vescovo Giorgio Barbetta (Burbis per i ragazzi) descrive così i suoi ultimi istanti:
“Nadia Correva agile ma fu arrestata per la violenza … mentre correva verso il bene. E questo è molto più grande di quello che Nadia avrebbe potuto immaginare.”
E ancora: “Il suo sangue, la sua vita sono diventati semi e hanno messo radici. A Chimbote nessuno potrà mai dimenticare Nadia.”