
Secondo di 6 figli, dall’età di 9 anni venne messo assieme al fratello Ferruccio nel collegio del paese accanto, dall’altra sponda del fiume Adda. Con l’appoggio del fratello (che aveva la stessa intenzione) scelse di diventare un salesiano.
Nel 1940 suo padre Vincenzo partì in guerra, sua madre Orsola morì. A causa della spondilite tubercolare fu costretto per diversi anni in ospedale, ed alcuni sacerdoti temettero che non sarebbe riuscito a prendere i voti. Concluse gli studi laureandosi in teologia ed in scienze politiche; venne ordinato sacerdote l’8 marzo 1951.
Una tappa molto importante della sua vita fu la casa-salesiana di Arese in provincia di Milano. Ad Arese i salesiani gestivano il locale Riformatorio, e don Ugo vi operò per quasi 20 anni. Nel 1965 partecipò a Roma al XIX capitolo generale dei salesiani dove incontrò padre Pedro Melesi inviato come rappresentante dei salesiani dell’America Latina. Padre Pedro era missionario a Poxoreo (Brasile) precisamente nello stato del Mato Grosso. Don Ugo fu colpito dalla sofferenza e dalla miseria che padre Pedro gli raccontò circa il Brasile; gli promise d’aiutarlo. Padre Pedro fu invitato a soggiornare durante l’estate alla casa di montagna della Casa Salesiana di Arese a Ponte in Val Formazza: parlò con i giovani, ivi ospiti, fu ascoltato. Durante l’inverno dopo l’incontro col missionario, don Ugo, con altri due salesiani, raccolsero fondi e gente per andare nell’estate successiva a dare un po’ d’aiuto a padre Pedro, nella sua Missione nell’America Latina. Nell’estate del 1967 ci fu la prima spedizione concretizzata con la costruzione di un centro giovanile a Poxoreo.
Le richieste aumentarono e molti altri ragazzi si unirono alla causa di don Ugo, nacque così l’Operazione Mato Grosso.
Per dieci anni don Ugo seguì i ragazzi dell’Operazione Mato Grosso in Italia e in Missione. Li seguiva personalmente, aiutandoli nella spola tra l’Italia e l’America Latina. Nel 1976 partì anche lui.
Andò a Chacas in Perù, un paesino dell’allora prelatura territoriale di Huarí a 3360m d’altezza, nella Cordigliera Blanca a circa 600 km da Lima, nella povera e isolata zona di Conchucos. Desiderava solo di stare povero tra i poveri. Poi le evidenti necessità della gente lo costrinsero a dare vita al grande complesso che oggi è visibile a Chacas.
Nel 1979 aprì la prima scuola d’intaglio del legno all’insegna di don Bosco. Fin dall’inizio questa ha funzionato come un internato gratuito, dove gli alunni ricevono istruzione, formazione professionale, vitto e alloggio. Gli allievi vengono accolti, dopo essere stati scelti tra molti candidati, in considerazione della povertà della famiglia e della bontà del ragazzo. La scuola dura 5 anni, secondo quanto previsto dai programmi delle scuole superiori. Il governo riconosce questi studi e alla fine rilascia agli alunni la qualifica professionale d’intagliatori del legno. Alla fine del 2007 i Talleres sono molti ospitando circa 800 ragazzi. Visto la buona riuscita del progetto don Ugo creò altre scuole, ma di stampo femminile. Oggigiorno vi sono 400 ragazze .
Sarà nel 1992 quando i superiori Salesiani, incalzati da vari incontri avuti con i ragazzi OMG, consentono a Padre Ugo di animare ufficialmente l’Operazione Mato Grosso con la formula Absentia a Domo Ratione Apostolatus ovvero Assenza dalla casa religiosa per motivazioni apostoliche.

Dovremmo parlarvi dell’avventura della vita, quella che ha portato padre Ugo de Censi a
prenderci per mano. Utilizzeremo le parole di Padre Ugo, che abbiamo fatto nostre.
Vorremmo parlare al vostro cuore, come fossero dei consigli sussurrati all’orecchio. Anche
noi ci siamo innamorati dell’omg, perché ci parlava di una scommessa da vivere in mezzo
ai poveri dell’America Latina.
La vita di padre Ugo è stata un’avventura, e questo lo ha sempre desiderato anche per
ogni ragazzo. Per fare innamorare i ragazzi di questo cammino che andava oltre, lanciava
spesso nuove avventure, dove il lavoro, lo stare insieme, la fatica, univano molto di più.
Nel 1967 doveva partire per POXIOREO, ma la malattia lo immobilizza in ospedale a
Santa Corona. La sua avventura diventa gli amici che partono. Così l’amicizia diventa
lo specchio dell’AVVENTURA per i poveri, che si trasforma in carità. Sicuramente
nemmeno lui immaginava, è stata una sorpresa, è stato lasciarsi portare dai giovani e dai
poveri. Per Padre Ugo le avventure più belle vengono dall’amicizia.
Dall’AMICIZIA ai SOGNI, dai SOGNI all’AVVENTURA, che è poi fedeltà agli amici, al
cammino, ai poveri. Prima ancora dell’Operazione Mato Grosso, padre Ugo, voleva
svegliare i ragazzi. Per questo d’estate portava i giovani in montagna, lontani da tutto,
senza distrazioni. Vedeva i ragazzi ADDORMENTATI, andare in montagna, costruire un
rifugio, era una scusa, il mezzo per un’avventura assai più seria, il trucco celato, era poi
la proposta della partenza per la missione.
Nel 1992 viene ucciso Giulio Rocca con una sentenza che fa accapponare la pelle:
LA CARITA’ ADDORMENTA LE COSCENZE – ora per aiutare i poveri dovevamo fare i
conti con i kalashnikov, i passa montagna e persone senza scrupoli, pronte a tutto in
segno di uno sterile ideale. Inizia a predicare i ritiri in Italia (all’abazia di Rodengo
Saiano e altrove) Così descrive l’omg come una grande piazza, dove vanno e vengono
tanti giovani. Un cartello in mezzo ben visibile, con una direzione chiara. Da una parte la
scritta POVERI e dall’altra GIOVANI. Il commuoversi e lavorare gratis per i poveri fu l’inizio
della vera avventura. Un’avventura concreta, perché è la vita di tanti ragazzi. Sapeva
guardare LONTANO, noi diremmo OLTRE. Padre Ugo ci ha insegnato a SOGNARE in
GRANDE, cioè non arrenderci mai di fronte alle difficoltà, agli smacchi educativi, al vento
del mondo che dice: non ha senso regalare il tuo tempo, le tue energie, la tua vita, pensa
per te, la tua salute, il tuo benessere, la vita comoda senza faticare.
Padre Ugo, era molto esigente, entusiasta, ottimista, dava il meglio di sé, sempre
con uno slancio fresco e allegro. Le scelte, mai mediocri, sempre ben fatte, curate
con premura e attenzione (arte – cura dei dettagli) le presentazioni, le diapositive, i
commenti, i canti, le passeggiate, i campi di lavoro, le buone notti, le meditazioni, i ritiri, il
metodo preventivo di don Bosco, le riunioni, gli incontri. Per lui stare con i ragazzi era
anzitutto una passione, una scelta, una cosa seria. Niente improvvisato, anche le
avventure: rifugi, aprire una missione piuttosto di un’altra, fare l’Oratorio, aprire una
scuola, un taller, le cooperative e molto altro, sempre ragionati e mai improvvisati. C’è lo
slancio educativo, che non è buttarsi alla cieca. Mai BANALE, SCONTATO, NOIOSO,
RIPETITIVO, PRIVO DÌ VIVACITA’ ci teneva svegli, ogni volta guardava oltre, sempre più
in là, sapeva entusiasmare. Ci diceva sempre NON FATE DEBITI:
se inizi una costruzione, un rifugio, una casa parrocchiale, bada a non fare debiti. Niente era
lasciato al caso, persino il mangiare, dove dormire, come eravamo vestiti, ci teneva a
presentarsi bene, mai trasandato, (gli piacevano le camicie da montanaro a quadretti,
gli scarponi da trekking sopra la caviglia, le penne stilografiche, poi il coltellino
svizzero e il fischietto attaccati ai pantaloni da una catenina) tutto sempre ben curato
e preparato nei dettagli. CURAVA TUTTO; l’accoglienza, i canti, le recite i
regali da dare a tutti i bambini dell’oratorio. Si preparava sempre, scriveva quello che
doveva dire. Scriveva appunti, bozze e lettere. Ogni giorno scriveva varie lettere. Si alzava
presto per scrivere e confessare. Sfruttava le prime ore del mattino per non essere
disturbato. Andare da Padre Ugo a confessarsi era rimanere con lui intimamente per
svariati minuti. La sua mano calda accarezzava la nostra, scaldava il nostro cuore
prima di tutto. Poi ci sussurrava all’orecchio quello che doveva dire. Anche nei
dialoghi più crudi e duri, dove le osservazioni ci facevano star male, riusciva a tirar
fuori il meglio da ognuno di noi. Gli piaceva DIPINGERE, quando poteva si ritirava
con alcuni amici, era uno dei suoi hobby preferiti. Dipingeva a spatola, quadri dai colori
cangianti, ne ha dipinti più di 400, soprattutto le montagne e paesaggi. Gli piaceva
ascoltare musica classica, suonare l’organo e la fisarmonica. Componeva canzoni.
Padre Ugo è stato INNAMORATO della natura, della vita e di colui che ha creato
tutto. Era innamorato di Dio, curioso, entusiasta di cercare quel filo invisibile che unisce
tutte le cose: la VITA e LA MORTE– P. Ugo si è SERVITO di DON BOSCO, per farci fare
il cammino della carità. Ora davanti a noi abbiamo due GIGANTI dell’EDUCAZIONE,
padre Ugo e don Bosco, due uomini, prima e preti poi che hanno fatto della loro vita uno
strumento per TRASMETTERE L’AMORE più GRANDE ed arrivare al nostro cuore per
scrollarci di dosso tanta indifferenza.
Tutto è stato frutto del metodo educativo di don Bosco. Voi adesso ascoltate questo
metodo, come qualche cosa di nuovo, che è distante da voi. Ma dovrebbe essere il
contrario, dovreste sempre averlo in tasca, come si tiene l’accendino, le sigarette, il
cellulare, il portafoglio. Un metodo, quello educativo che ci ha portato fin qui in mezzo
ai ragazzi, anche a nostra insaputa.
Ma dietro a queste avventure, un ragazzo poi si chiede; DOVE STO ANDANDO?
PERCHE’ FACCIO TUTTO QUESTO? prima o poi se lo chiederà
Ed ecco la conclusione di questa avventura giovanile dalle parole di Padre Ugo
Il metro per misurare se una persona sta facendo un cammino buono è la sua
QUIETE. Un cammino buono dà per risultato la
PERFETTA LETIZIA
Vi voglio solo fare quattro propositi, quattro parole
Siamo nel mondo delle parole, bisogna ridurle, ne dico quattro, prendetele come dei
propositi, come se foste dei bravi ragazzi ai quali faccio una raccomandazione
Ecco i quattro propositi
Primo silenzio fare silenzio
Secondo sudare, fare fatica fisica, fisica
Terzo fare le cose con arte, farle bene
Quarto saper perdere, perdere, anche perdonare
Con queste quattro parole potete andare alla ricerca di Dio se no ciao…ho finito
